UNITRE ARENZANO COGOLETO

Associazione di Promozione Sociale iscritta alla Associazione Nazionale delle Università della Terza Età

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Il nostro blog

L'angelo di Scopello

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Dal corso di Giuliana Erli



 

Rose rosso rubino

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Il segreto di Isabella

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Digital Champion Arenzano - Social Network

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Nell'ambito del corso di Complementi di Informatica ospitiamo il sig. Pietro Biase (Digital Champion Arenzano) che presenterà la propria funzione e lo stato dell'arte dei Social Network più diffusi. La conferenza è aperta a tutti.



 

Per il verso giusto

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Ecco la locandina ed il regolamento della seconda edizione del concorso "Per il verso giusto", che si colloca nel contenitore del Premio di Poesia Città di Arenzano dedicato a Lucia Morpurgo Rodocanachi.

Per il verso giusto

Regolamento Giovani II Edizione

 

Premio di Poesia Città di Arenzano

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Francesco Scarabicchi è il vincitore della settima edizione del Premio di Poesia “Città di Arenzano”, dedicato a Lucia Morpurgo Rodocanachi e organizzato dall’Unitre (Università delle Tre Età) di Arenzano e Cogoleto, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Arenzano.
A decretarlo è stata la giuria popolare, composta da trenta persone di varia età e professione, che sabato 28 giugno 2014 hanno espresso il loro voto, dopo l’incontro con i poeti nel Salone dei Dogi - Grand Hotel di Arenzano, di fronte a un pubblico numeroso e partecipe.
La giuria tecnica, composta dal poeta Umberto Piersanti (Presidente), Roberto Galaverni (scrittore e critico letterario), Stefano Verdino (docente universitario e critico), aveva indicato tre finalisti:
Stefano Dal Bianco, Prove di Libertà, Mondadori 2012
Alba Donati, Idillio con cagnolino e altre poesie, Fazi editore 2013
Francesco Scarabicchi, con ogni mio saper e diligentia, liberilibri 2013
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Grazie ai Docenti

Grazie ai Docenti

 

Natale deve essere Buono

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Natale affonda in un'aria nera.
Le sue luci, una festa non decollata.
Il rosso non brilla, il bianco
non dà l'ebbra quiete delle nevi
e delle larghe barbe dei vecchi,
il verde degli abeti e degli agrifogli
non rasserena gli occhi.

 

I passanti per strada scorrono veloci;
non tollerano contatti, evitano l'allegria festosa.
I bambini sorridono irrequieti, tirano le mani.
C'è chi, nel suo vestito precario, chiede aiuto.
Qualche cane lancia i suoi occhi lucidi.
Il buio scende, anticipato dal buio della mente.
Troppa tragedia attraversa il mondo.

 

Sembra realizzarsi la profezia del Grande Inquisitore,
creatura del poeta del bene e del male.
La volontà di potenza dei grandi imbonitori, malati
padroni del mondo e delle sorti del nostro cammino.
Un bambino arriverà presto a disturbarci, crescerà,
diventerà adulto e con la sua parola di libertà,
fratellanza, giustizia, continuerà a disturbarci.
Morirà per noi, ma noi lo ricacceremo.
Non c'è posto sulla terra per lui.
E Giuseppe, padre e figlio del bambino, piange.
Sa che per le vie ci sono troppi Erode
e questa volta non avrà il conforto dell'asino.
Finiranno a Lampedusa dopo una tempesta di mare,
portando con loro il terrore di Maria.

 

Ma arriveranno a noi! A quelli di noi che stanno sulla soglia.
Che sono attenti per non cadere nella trappola mortale,
preparata dalla bestia immonda, per la fine dell'umanità.
E sarà ancora Natale. Come sempre, se sapremo stare vicini e amare.
Accogliere il sorriso dei bambini del mondo, l'innocenza.
Dare calore a chi non l'ha. Dividere il pane e il vino.
E il panettone con l'uvetta e i canditi. Per un dolce futuro.
Perché Natale deve essere Buono.

Angelo Guarnieri

 

Ricordo del dott. Meo

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Ricordo del dott. Meo

Ci ha lasciati il 28 gennaio 2013 il dott. Giuseppe Meo, che tante volte abbiamo avuto il privilegio di ospitare all’Unitre, di cui tutti conserviamo un ricordo speciale. Chi lo desidera, può ricordarlo anche partecipando alla Messa delle 17:30 in Parrocchia ad Arenzano, sabato 2 febbraio 2013.


Non è facile dire in poche parole chi era il dott. Meo. Una volta avevo chiesto a mons. Cesare Mazzolari, altro grande padre del Sud Sudan, morto nel 2011, che cosa ne pensasse lui che lo conosceva bene e tante volte lo aveva incontrato in terra di missione. Non dimenticherò mai la sua risposta, di straordinaria, incisiva verità: “è un santo”. Ieri mi tornavano in mente quelle parole come un refrain, mentre partecipavo ai suoi funerali, a Torino nella parrocchia di Cavoretto. Lo aveva accolto per l’ultimo saluto un sole straordinario, dopo giorni di tempo grigio e uggioso, e una folla straripante e commossa. “Noi africani lo piangiamo tutti. Abbiamo portato il sole – ha detto una signora sudanese – per riscaldare la sua famiglia”. Nel corso della funzione numerose persone, anche i tre figli, si sono avvicendate all’altare per ricordarne un aspetto del carattere o per leggere messaggi arrivati da tante parti del mondo. Aveva il dott. Meo il carisma dell’autentica semplicità, ha insegnato con la sua vita e il suo impegno intenso. Comunicava entusiasmo a chi lo incontrava, laico o credente che fosse, perché sapeva avvicinare mondi lontani nel cuore delle persone che coinvolgeva nelle responsabilità e nei progetti. Era autenticamente e profondamente cristiano. Si era scelto il nome sudanese di Mayodit, l’anziano, con cui nei villaggi che attraversava si rivolgevano rispettosamente a lui. Nelle situazioni di difficoltà non era certo lui “l’anziano”, curava i malati con immensa disponibilità e correva da loro a qualunque ora del giorno e della notte. Ha esposto se stesso e il suo corpo ai sacrifici che solo chi va in missione in Africa sa quanto siano grandi. I suoi collaboratori si sentono ora orfani, ma confidano nel suo aiuto: “Non ci lascerà soli, sarà con noi in una dinamica nuova… e noi porteremo nel futuro i suoi progetti e cercheremo di realizzarli... Sarà con noi con il suo sorriso, il suo sguardo di luce, le sue parole, perfino con i suoi silenzi sornioni e carichi di senso”. Il dott. Meo era stato tra i fondatori del Comitato Collaborazione Medica (CCM) di cui fu presidente dal 2001 al 2004, ai cui interventi, in particolare in Sud Sudan, aveva partecipato attivamente per oltre 40 anni e da cui era tornato, già provato dal male, la scorsa estate. Nel 1995 era stato sequestrato nella regione dell’Alto Nilo da militari dell’esercito governativo. La vicenda si era risolta poi in modo positivo, dopo 50 giorni di snervante attesa e una lunga serie di contatti diplomatici. Non amava parlare di sé, era stato faticoso convincerlo a dare alle stampe “Africa malata”, il libro che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima, cronaca delle sue missioni tra quelli che sono “i malati più poveri del mondo, in una terra di disperazione, ma anche di tenerezza, saggezza e dignità”. In questo libro, che abbiamo presentato all’Unitre nel 2011 e che si può definire il suo testamento morale, troviamo le tensioni ideali che lo hanno spinto ad amare gli ultimi della terra, fino a farsi come loro, a condividerne i disagi, a trasmettere speranza e conoscenze. “Qualunque intervento nelle situazioni di povertà estrema è non soltanto attuabile - soleva dire - ma ha una sua grandezza come atto di rispetto verso i più poveri e come opportunità di riscatto dalla miseria”.

 

 


Grazie della tua testimonianza di vita, dott. Meo. Ti ricordiamo nell’ultimo incontro che hai avuto con noi, mentre salivi a bordo della mongolfiera del CCM. Ora ti cercheremo levando gli occhi al cielo, ma ti porteremo con noi nel nostro cuore.

 

 
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